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Paese

Dati Generali
Il paese di Quartucciu
Quartuccio è un Comune della provincia di Cagliari. È situato nell´entroterra del golfo di Quartu, a est del capoluogo. Conta 11297 abitanti. Fa parte della XXIV Comunità Montana “Serpeddì?. Dista 7 km da Cagliari. L´abitato nasce in epoca romana. Il suo toponimo trae origine dalla distanza di quattro miglia che separava il centro da Cagliari: quarto ab urbe lapide.
Il territorio di QuartucciuAltitudine: 14
Superficie: kmq 27,66
Popolazione: 10.766
Maschi: 5.224 - Femmine: 5.542
Numero di famiglie: 3634
Densità di abitanti: 386,29 per Kmq
Farmacia: via Rosselli 7/A, 86 - tel. 070 884622 - Via Nazionale 91, - tel. 070 883364
Guardia medica: via Selargius, 27 - tel. 070 845960
Polizia municipale: via Nazionale - tel. 070 85954242

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Storia

QUARTUCCIO [Quartucciu], villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Cagliari compreso nel mandamento di Quarto.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 15', nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 3' 45".

Siede nello stesso piano di Quarto, dal quale dista verso maestro-tramontana per non più di 1/3 di miglio; quindi sul clima e l’aria non occorre dir cose diverse da quelle che furono poste per Quarto. Si dee però aggiugnere che forse l’umidità è maggiore in Quartuccio per la prossimità di molti de’ suoi orti; maggiore parimente la impurità dell’aria per la fermentazione dei grandi mucchi di concime necessario per la cultura de’ medesimi.

Le stesse cose che si notarono sul territorio di Quarto valgono per quello di Quartuccio.

Resta solo a indicare la palude che trovasi a levante del paese in distanza d’un miglio e mezzo a piè d’un lungo rialzamento di terreno dalla parte di levante, quindi i rivoli delle fonti delle pendici meridionali che riuniti traversano quest’agro, e formano il rio di Quartuccio, e dopo questo il torrente che proviene da Settimo e causa spesso notevoli danni.

La estensione dell’agro quartucciese è poco considerevole per trovarsi fra i territori de’ prossimi paesi di Quarto e Selargius. S’imagini una striscia distesa verso levante sino alle montagne, però discontinuata nella regione detta di Gannì, della quale abbiam già fatto menzione nell’articolo di Quarto, per alcune terre dello stesso Quarto e di Maracalagonis. In Flumini rientrasi di nuovo in territorio quartucciese.

Popolazione. Nell’anno 1846 si numeravano in Quartuccio anime 1887, distinte in maggiori d’anni 20, maschi 559, femmine 579, e minori maschi 364, femmine 385, distribuite in famiglie 469 e ripartite in case 410.

Sul carattere morale de’ quartuccesi ricorre lo stesso che si disse per i quartesi, da’ quali non so veramente in che differiscano.

Quasi tutte le famiglie appartengono alla classe agraria, essendo pochissime quelle che abbiano un’altra professione.

Quelli da escludere dalla gran massa, sono cinque preti, tre notai e due chirurghi.

Un’istituzione però di beneficenza è da rammentarsi, la quale devesi alla nobil donna Francesca Sanna Sulis, e fu fatta in favore de’ poveri.

Per l’amministrazione di questo legato pio S. M. con R. brevetto de’ 20 maggio 1845 sanzionava uno speciale regolamento e creava una commissione sopra il luogo presieduta dal rettore della parrocchia.

Il cospicuo frutto annuale di questo legato si impiega conformemente alle regie disposizioni in sollievo de’ poveri più bisognosi e morigerati con la prelazione di quelli di men bassa condizione, i quali per vecchiezza o malattia non fossero in grado di procacciarsi il necessario sostentamento; in provista di vestimenta a ragazzi che per mancanza di decenti panni non potessero frequentare la scuola primaria; per lo stabilimento d’una scuola a insegnarvi alle fanciulle la dottrina cristiana ed instruirle ne’ precipui doveri dello stato cui saran chiamate e ne’ lavori domestici; nell’acquisto di telai e macchine di filatura per la scuola delle fanciulle e manutenzione della medesima; per provedere di tali stromenti le persone indigenti, che per difetto de’ medesimi non potessero lavorare; in premio alle fanciulle meglio distinte per condotta, studio della dottrina cristiana e nel lavoro; in doti a zitelle povere; in somministranza degli indumenti più necessari alle povere vergognose che non potessero intervenire a’ divini officii; in medicinali e soccorsi a domicilio per gli ammalati poveri, e finalmente in qualche straordinaria sovvenzione ad onesti e poveri agricoltori, che mancassero della necessaria guarentigia per partecipare a’ prestiti del monte di pietà, e che incolpevolmente fossero privi di mezzi per farne restituzione.

Disposizioni siffatte non solo sono secondo lo spirito della vera civiltà, ma secondo lo spirito della carità cristiana meglio illuminata, e sarebbe desiderabile che tanti altri legati si potessero, riformando le disposizioni de’ testatori in cose accidentali, se la loro intenzione deve supporsi di far il miglior bene, destinare a siffatti usi; sarebbe pure desiderabile che le anime benefiche si illuminassero su quello che è più utile al prossimo, vincendo quel maledetto interesse che tanto domina e con empio inganno fa traviare quelli che sono inspirati a beneficare i loro prossimi.

E se manchino legati così cospicui, come il suaccennato dalla pietosissima dama Sanna Sulis, non per questo sarà negato che si godano questi vari beni, cui la cristiana saggezza del Re ha riguardato. Con la carità si può tutto, la carità è ingegnosa a trovare mezzi e fortunata a ottenerli col favore della providenza; la carità si propaga ne’ cuori, come fiamma da fiamma, e se i cuori sieno di ghiaccio giugne a fonderli, se sieno duri di ferro giugne ad arroventarli e liquefarli; la carità può tanto, ma la vera carità sollecita dell’altrui bene, che sacrifica i propri interessi, il riposo, la vita stessa; quella carità di cui devono esser esemplari gli uomini del clero e quelli principalmente che hanno commessa la cura delle anime, e nelle ville l’ufficio di padre, di consigliere, di indirizzatore. Chi si restringe alla sola cura spirituale omette gran parte del dovere, e non prova lo zelo per il bene delle anime. La sollecitudine del bene temporale del prossimo non è forse opera di misericordia, non è oggetto della carità? Suppongasi questa carità e il sacerdote anderà limosinando per dar l’alimento al povero affamato, per procurargli una vesta a ripararsi dalle inclemenze, per metterlo in grado a potersi presentare nella casa del Signore; egli radunerà i piccoli e spezzerà loro il pane della divina parola, chiamerà le fanciulle e loro insegnerà l’evangelo, provvederà perchè imparino gli ufficii domestici, e manderà al lavoro gli inoperosi, procurerà loro gli istromenti, li assisterà, e avvantaggerà; correrà agli ammalati e soddisferà a’ loro bisogni di spirito e corpo; e se a tante sollecitudini poscia sia minore un uomo solo, se non bastino tre o quattro altri sacerdoti, si presenteranno cooperatori tanti uomini religiosi, tante donne pie, che la parola e l’esempio infiammerà di carità.

Forse vorrà alcuno dedurre da questo che io tacci di poca carità i parrochi? Ma non è questo il mio intendimento, e calunnierei tanti ottimi sacerdoti che hanno lo spirito della carità; e solo voglio dire che se la carità fosse più diffusa ne’ cuori, se fosse più ardente, più illuminata, più generosa, già da gran tempo le condizioni delle popolazioni rustiche sarebbero migliorate, la civiltà avrebbe fatto maggiori progressi, e il ben essere sarebbe comune.

Fu addì 15 febbrajo di questo che scade (1847) che si inaugurò la suindicata civile e cristiana istituzione. Da 40 a 50 fanciulle già frequentano giornalmente la scuola di dottrina cristiana, una ventina e più si esercitano nel lavoro occupate a filare e a tessere con istromenti e macchine migliori che le antiche comuni, e le manifatture che in questi primi principii si eseguono sono tele e calze. Noi auguriamo che quest’istituto si sviluppi di giorno in giorno e prosperi, venendo presto a quel grado in cui si vorrebbe, e molto speriamo nelle cure del rettore attuale, il quale con tutto studio lo sosterrà e lo promuoverà. Il di lui zelo varrà molto più, che cento altri mezzi e provvedimenti.

Già che siamo sopra i lavori femminili noterò che sono nel paese almeno una cinquantina di telai alla foggia sarda, ne’ quali si lavora senza intermissione, e soli 10 macchine di nuova forma; ma siccome il maggior profitto che si ha operando con questa è molto notevole, così speriamo che il numero de’ telai antichi sarà ben presto ridotto a zero.

In più di trenta case sono già adoperate nella filatura le novelle macchine.

Le tele lavorate dalle donne quartuccesi godono di molta riputazione per quelle qualità che sono desiderate in siffatti tessuti. Alcune filano pure la lana, ma solo per fare de’ sacchi.

Sulla scuola elementare, alla quale concorron, ma non sempre, 40 fanciulli in circa, valga pure per Quartuccio ciò che scrissi sopra Quarto.

Il corpo consolare componesi del sindaco e di quattro consiglieri e del segretario.

Il barracellato ha 10 uomini, quattro capi e un capitano.

Il contingente delle milizie nazionali è di otto cavalli, sedici fanti e un sergente.

Agricoltura. Alcune parti della medesima sono esercitate con molto studio, e se il paese non si trovasse alle estremità della lunga descritta striscia si potrebbe avere maggior copia di frutti.

I terreni destinati alla seminagione non sono un’area maggiore di starelli 2000, e in questi devono essere compresi i cungiàus (chiusi) che sono circa un quinto di quella somma, e si seminano tutti gli anni senza mai lasciarli a maggese.

La dotazione del monte di soccorso è di starelli 100 e di lire n. 960.

L’ordinaria quantità della seminagione è di starelli di grano 500, d’orzo 125, di fave e legumi 400.

Di lino se ne semina pochissimo, e devon le tessitrici provedersi da altre parti.

La fruttificazione de’ seminati è poco diversa da quella che si notava per quelli di Quarto.

L’orticoltura è esercitata con studio ed occupa da 30 a 40 starelli di terreno prossimamente all’abitato. Quest’area è divisa in 18 parti. I prodotti sono di gran bontà. I fruttiferi sono di tutte le specie più comuni e stimate, e di molte varietà. Il numero degli individui non è minore di 60 mila. I mandorli sono un terzo di questa somma.

Le tanche, o grandi chiusi, sono solo quattro, e non è molto notevole la loro superficie complessiva. Esse sono nella regione di Flumini.

In queste tanche tienesi a pastura il bestiame rude, ed è ben di rado che vi si semini.

È un gran danno che un territorio attissimo alla seminagione, alle viti, a’ fruttiferi, e specialmente agli olivi non sia coltivato con quello studio di cui sarebbe degno, ed avrebbesi un larghissimo compenso.

Bestiame manso. Hanno i quartucciesi per i lavori agrari e per il carreggio buoi 370, cavalli per sella e trasporto 120, giumenti 400.

Bestiame rude. I capi vaccini non oltrepassano forse i 150, i porcini 500, i pecorini 2500.

Le donne di Quartuccio come quelle di Quarto educano molto pollame, e ne ottengono lucro.

Sul commercio de’ quartucciesi ritorna lo stesso che abbiamo notato nell’articolo di Quarto.

Religione. La parrocchia di Quartuccio compresa nella giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari è servita da un paroco, che ha titolo di rettore e da due coadiutori. Oltre questi sogliono essere nel paese altri preti, ma senza cura di anime.

La decima che comunemente ottienesi non suole in computo compensativo oltrepassare le lire n. 4000.

La chiesa parrocchiale trovasi nel centro abitato. È un edifizio di antica struttura, di cui però non si sa il tempo della fondazione.

È titolare della medesima la SS. Vergine intitolata della difesa che volgarmente i popolani appellano Sa Defensa.

Dicesi ben dotata, ed è mediocremente fornita delle cose necessarie al culto.

Le chiese minori che trovansi nel paese sono l’oratorio di s. Biagio, uffiziato dalla confraternita di s. Croce, quello della Vergine Addolorata che appartiene ad un’altra associazione sotto quel sacro titolo, quindi la chiesetta di s. Antonio abate, annessa ad un antico ospizio di frati spedaglieri, dove però per quanto sappiamo non mai esercitarono il loro istituto.

Fuori del paese è la chiesa intitolata da s. Efisio, e quella che ha per titolare s. Isidoro patrono degli agricoltori, e trovasi nella fertilissima regione di Flumini.

Questa ha il suo cappellano fisso, che vi celebra la messa in tutti i giorni festivi a comodo di quelli che lavorano nelle prossime terre e vigne, o fanno altro nelle vicine regioni.

Fu fondata e dotata nel 1746 da un prete quartucciese della famiglia Pisano, il quale vedeva con dispiacere che moltissimi di coloro che faceano l’agricoltura in questa regione, che è la più produttiva di tutto il territorio quartucciese, non potendo ritornare al villaggio nei giorni festivi non esercitavano la dovuta religione.

Forse non andrà gran tempo che presso a questa chiesetta si formi un villaggio. Già vi sono fabbricate molte case con bei giardini ed orti, e non pochi quartucciesi vi restano per circa otto mesi.

La festa di s. Isidoro si celebra nel secondo giorno di Pentecoste con grandissimo concorso di agricoltori di Quartuccio e de’ paesi prossimi, ed anche di cittadini, i quali vi si portano per ricreazione e per godere dello spettacolo della corsa de’ barberi.

Le principali feste del paese sono per la titolare della parrocchiale e per s. Pietro Pascasio. In occasione delle medesime si corre il palio.

Anche in Quartuccio dopo più di venti anni che si comandò l’erezione de’ campi-santi fuori del popolato a conveniente distanza; resta esso ancora a farsi e si supplisce con l’antico cimiterio che trovasi prossimo alla parrocchia. Dicesi che il consiglio finalmente si voglia degnare di obbedire alla legge; forse lo farà se cesseranno quelle opposizioni che sussisterono finora dalla parte di coloro che dovrebbero inculcare l’osservanza degli ordini del governo, e di ordini così giusti e utili.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Quartucciu
17 Gennaio: Sant'Antonio abate
3 Febbraio: San Biagio
23 Aprile: San Giorgio
1°domenica di Maggio: Sant'Efisio
1° domenica di Giugno: Sant'Isidoro
21 Giugno: San Luigi
3° domenica di Settembre: Madonna della Difesa patrona
1° domenica di Ottobre: San Pietro Pascasio